ITS Fondazione Archimede Hospitality Management: 18 mesi di formazione, stage e crescita

10:28:00




Non ci posso credere che sia passato tutto questo tempo dall'ultimo post. Addirittura dal 2020!Incredibile, ma vero!Eppure la cosa che ho sempre amato sin da piccola, a partire da quel piccolo diario con il lucchetto, era scrivere. Mi bastava vedere quella pagina bianca, quelle righe vuote, per partire con uno di quei miei racconti quotidiani, tipici di una bimba di appena 8/9 anni. Adesso, la pagina bianca più recente che ho visto è quella della seconda prova di esami al Corso ITS Fondazione Archimede in Hospitality Management.

Ma andiamo in ordine.

Non voglio trasformare questo mio riaffacciarmi al blog in un sermone di aggiornamento, inizierei dall'ultima.

Era il momento di dare una svolta, di uscire dalla solitudine e dalla routine dei miei giorni, sempre uguali ad altri giorni.
Ho lasciato il mondo del food per provare la carta creativa del cucito, ma impegno e passione da soli non bastano, ci vuole quel qualcosa che probabilmente a me è sempre mancato: saper vendere.
Le ragazze ormai grandi con un loro percorso e traguardi da raggiungere, mio marito preso dai suoi molteplici impegni e io in modalità:"AAA lavoro cercasi".
L'inserimento nelle GPS non ha avuto un esito felice, un punteggio troppo basso, nonostante attestati e certificazioni varie.

Che faccio continuo a girare i pollici o mi do una mossa?

                               


                   

Alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarmi a scalare la vetta delle GPS sono approdata sul sito ITS Fondazione Archimede. Tra i corsi offerti ho scelto Hospitality Management, quello che a leggere le specifiche, più si avvicinava al mio precedente diploma di tecnico dei servizi ricettivi alberghieri e quindi alla mia classe di concorso.
Ho inviato la richiesta, mi sono iscritta, ho superato la selezione con un test di domande a risposta multipla di cultura generale e inglese, e un colloquio vis à vis.
Il 27 Novembre 2024 ha avuto inizio questa avventura al secondo piano del vecchio Saponificio La Gumina in Corso dei Mille, insieme al Corso di Marketing dei beni e delle attività culturali.



Siamo partiti numerosi e simpaticamente variegati, con età diverse, dai 18 a me, lo dico piano... over 50. Ognuno con una sua storia, con un suo percorso formativo e chi proveniente dal mondo del lavoro. Strada facendo qualcuno l'abbiamo perso, peccato!
Inserirmi non è stato mai un mio problema, non faccio fatica, mi fiondo come il sasso lanciato da una cerbottana (che magnifica similitudine)!E mettere a proprio agio chi mi sta accanto o i più timidi è stata la mia mission. La parte più imbarazzante, tanto per cominciare alla grande, è stato il momento delle presentazioni. Quel giorno abbiamo iniziato con il modulo di Pubbliche Relazioni e Public Speaking. Essere una voce che quasi si mescola con le altre è facile, uscire dal mucchio è stata un'impresa, talvolta riuscita, altre meno. Non ho mai amato essere al centro dell'attenzione: dietro alla macchina fotografica, dietro ai fornelli, dietro ad una tastiera, dietro ad un pc. Sempre e quasi mai, davanti!

Ben presto scoprì di essere lì anche per altro: per il rapporto con i colleghi, per il bagaglio culturale, per la meraviglia del vissuto ed esperienza di professionisti del settore, il mettermi alla prova, il riscoprirmi studente e le mie capacità. Ero entusiasta, i miei dubbi sull'affidabilità del corso furono fortunatamente tutti smontati. Qui si studia e si apprende davvero!Alla fine di ogni modulo della durata variabile, si fa un piccolo esame in forma di test di domande a risposta multipla o un elaborato. 

Un elemento distintivo è la qualità dei docenti: professionisti del settore che condividono non solo teoria, ma vissuto, casi reali, errori e successi del loro percorso. Ogni modulo porta in aula un pezzo di mondo del lavoro.



Ad aprile 2025 ho iniziato lo stage di 900 ore presso l'Hotel Villa d'Amato a Palermo. Sembravano un'eternità. Sono volate.

Lo stage è, a mio avviso, il cuore pulsante dell'intero percorso ITS. Non è un tirocinio di facciata: sei mesi in struttura significano essere operativa, fare parte di un team, gestire situazioni reali con ospiti reali. Significa commettere errori e imparare a correggerli sul campo, sviluppare quella prontezza che nessun manuale può insegnare davvero.

Il mio inserimento nel team di Front Office è stato graduale ma solido. Ho imparato a gestire il check-in e il check-out (o quasi), a lavorare con i software gestionali, a interfacciarmi con ospiti provenienti da ogni parte del mondo. La lingua — che inizialmente era la mia remora principale — si è rivelata meno ostacolo di quanto temessi: tuffarsi è stato il modo migliore per sciogliere ogni blocco.

Portare a termine 900 ore di stage in una struttura ricettiva significa anche capire se questo è davvero il settore in cui si vuole lavorare. Lo stage ITS non è solo un requisito formativo: è un'occasione concreta per farsi conoscere da una struttura, costruire relazioni professionali e — in molti casi — trovare direttamente un'occupazione al termine del percorso.

Il rientro in aula è stato pesante, ho avuto bisogno di un pò di tempo per ricaricare le pile. Ogni cosa o esperienza vissuta in questi 18 mesi hanno evidenziato i miei punti di forza e i miei punti deboli ed è propio su quest'ultimi che continuerò a lavorare, perché nella vita di tutti i giorni, come in quella professionale, non si è mai arrivati, è un continuo crescere ed evolversi. 
Se vuoi essere qualificata devi fare in modo di diventarlo acquisendo ciò che ti manca, colmando le lacune, lavorando sodo, investendo tempo e se necessario anche denaro. Nulla cade dal cielo, nulla s'improvvisa. Soprattutto, bisogna essere sinceri con se stessi. Puoi superare una prova, un test, un esposizione, ma se non lavori su ciò che ti manca per essere qualificata, il voto ottenuto all'esame non ti aiuta di certo. 

La cosiddetta onestà intellettuale! 

Gli esami sono stati un banco di prova importante, non solo sul piano dei contenuti, ma anche, e soprattutto, sul piano emotivo. E  per me l'emozione c'era tutta, dall'inizio alla fine, inarrestabile. La scelta del tema del mio Project Work (chiamarla tesi non mi è mai piaciuto, non lo è) nasce dal desiderio di uscire  dalla confort zone e mettere nero su bianco quanto appreso in questi mesi con il tentativo, umile e senza pretese, di creare un'idea imprenditoriale. Certo, per restare nel mio avrei potuto parlare di ricette, torte e pasticcini, ma non credo fosse il caso. Si fa per ironizzare!Mi sono impegnata, mi sono appassionata e spero che nonostante l'emozione, il progetto sia arrivato.

Voto finale: 109. 

Non avevo nessuna meta in mente né durante la preparazione, né nel corso di questi 18 mesi. È un risultato che sento giusto, coerente con ciò che so di me: i miei punti di forza, i miei limiti, i margini su cui continuerò a lavorare. Sono fiera di quel 109 proprio perché è onesto. Questa è, per me, la vera onestà intellettuale: non il voto più alto possibile, ma il voto più vero.



I ringraziamenti

In primis, alla nostra Tutor — da me ribattezzata Santa Tutor — per la presenza costante, la pazienza e il supporto in ogni fase del percorso. E alla donna che, tra mille ruoli, ha raggiunto il traguardo della laurea: immensa stima e affetto sincero.
Un ringraziamento a ogni docente incontrato in questo percorso, che ha condiviso con noi competenze, esperienze e pezzi autentici del proprio mondo professionale. Un grazie al nostro presidente interno, che ci ha supportati nel vero senso del termine fino all'ultimo — ironia inclusa. Un grazie alla commissione: per la generosità, professionalità e rassicurazione.
Un grazie alla Fondazione ITS Archimede per questa bella realtà.
E un grazie a ognuno dei colleghi con i quali ho condiviso questi 18 mesi. La forza di chi era sempre in prima fila nonostante problemi fisici. La determinazione di chi aveva un obiettivo ben chiaro sin dal primo giorno. La costanza di chi ha portato a termine il percorso conciliando lavoro, distanza e impegni. Non riesco a nominarli tutti, e me ne scuso — ma sapranno riconoscersi.
Non posso non ringraziare la famiglia per il supporto e la sopportazione.

E' stata una bella esperienza sotto "quasi" tutti i punti di vista. E' stato il primo anno di HoMa (e MaBac) Palermo e come tutti i primi avvii ci vuole un po' di rodaggio per assestarsi.
L'ITS non è solo l'intermezzo tra diploma e la laurea, è l'occasione per crescere, formarti ed entrare subito nel mondo del lavoro. 

Come scritto nel mio progetto: la specializzazione genera valore!

Che ognuno di voi possa realizzare i propri sogni — ognuno a suo modo, ognuno con i suoi tempi.

A me un abbraccio e avanti tutta, nonostante e comunque!💙

Buona vita!
Vi voglio bene.💛

Alessandra

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